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UNA STORIA DI DOMANI 12 aprile 1998
Correva l’anno duemila,
la gente aveva paura:
il nuovo millennio appena arrivato
una guerra mondiale aveva portato.
E dalle porte dell’Africa
milioni di bocche affamate
gridavan vendetta verso l’Europa,
rivendicando giustizia e promesse mai rispettate.
Il Papa Pietro II,
lanciando un messaggio al mondo,
disse: “ciò che Vangeli e profeti hanno annunciato,
il Giorno del Giudizio, finalmente è arrivato.”
“E come un ira di Dio
s’abbatterà una pioggia di fuoco.
Apparirà un drago nel cielo:
spazzarci via per lui sarà soltanto un gioco.”
Ma no, invece era tutto diverso,
non era Dio a funestare quel cielo una volta terso.
Ma no, in fondo si poteva ancora cambiare,
soltanto che qualcuno doveva cominciare ad amare…
Il presidente degli USA,
che in quegli anni dominava il mondo, disse:
“è tutta colpa degli infedeli,
il nemico dobbiamo annientare.
Convocate in fretta il congresso:
voglio usare l’arma finale!”
E nel cielo si levarono i Giganti,
macchine da guerra, satelliti volanti.
Spararon dallo spazio con un bersaglio da colpire,
ma per un guasto banale cominciarono a impazzire.
E fu Guerra, Peste, Carestia e Morte.
Guerra, Peste, Carestia e Morte!
Apocalisse esplodi qui,
su questa Terra che padroni non ha.
Apocalisse!
Milioni di voci che gridano insieme
e poi si spengono.
Alla fine della battaglia
non rimase al vento neanche una foglia,
e tra i fuochi ancora accesi
più nessuno aveva voglia
di vivere, di non vivere,
o di sopravvivere.
E neanche un fiore rischiarò il tramonto.
Si fece sera su tutto il mondo…
Ho parlato di fatti strani,
ma aspettate…
è una storia di domani.
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