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POVERO NATALE 9 dicembre 1996
È passato già un anno, è di nuovo Natale:
non lo senti che freddo che fa?
Il mondo la fuori è sempre più uguale,
non ci sono novità.
Soltanto la gente a Natale è più buona, si sa,
e mette due soldi a chi chiede la carità.
E mette tre soldi.
Guardando le statue del mio presepe
non ho più trovato Gesù.
Ho chiesto ai pastori ma non l’hanno visto,
han detto che non torna più.
Dice che Babbo Natale, ormai, è più importante di lui.
Nascerà un altro giorno, quando nessuno d’importante c’è nato,
magari il ventuno settembre.
Girando per strada c’è un sacco di gente
che corre, ma dove chissà?
Si comprano in fretta gli ultimi,
si regala la felicità.
E tutti i parenti, che non li vedi da un anno oramai,
ma devi fargli un regalo, che sennò cosa pensano, dai.
Ah, quanto conta un regalo.
Cammino nel parco e vedo un barbone
che dorme su una panchina.
Il Natale per lui è un poco più duro,
chissà se vedrà domattina?
Nel suo letto di carta qualche carta da regalo qua e là,
ma stanno più al caldo tutti i doni di questa città,
ai piedi degli alberi.
In un angolo buio di questa strada
mi sa che ho incontrato Gesù.
Non parla italiano e ha la pelle nera,
e trema e non smette più.
Dice che casa è lontana, e che la non fa freddo così,
che adesso fa la puttana per poter sopravvivere qui,
in questo Natale.
Auguri, comunque, e non fateci caso
se rompo, sapete com’è,
se qualcosa va storto io ci metto il naso,
vedete, è più forte di me.
Magari tra un anno non vorrei aver cantato così,
però avrò un vuoto dentro, in fondo all’anima, si proprio qui:
al centro del cuore.
Se potessi io al mondo vorrei regalare
un Natale migliore perché
si accorga che oggi è nato Cristo Signore,
che è il regalo più bello che c’è.
Perché è un povero Natale se a nessuno veramente importa che
anche oggi si muore di fame, di guerra, di droga perché
è un povero Natale.
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