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LETTERA A UN AMICO 24 aprile 1997
Amico mio, fratello mio,
t’ho conosciuto che eravamo giovani.
Amico mio, fratello mio,
quanta strada sotto i nostri sandali.
Amico mio, quante volte
ci siam persi in questo bosco?
Amico mio, fratello mio,
quanto tempo è ormai che ti conosco?
E guarda un po’ com’è finita:
in questo bosco si conclude la mia vita.
Perché son preso, non ho più scampo.
Ho lottato a lungo e adesso sono stanco.
Amico mio, questa guerra
ci ha cambiato dal di dentro.
Amico mio, fratello mio,
ti cerco – dove sei? – ma non ti sento.
Se n’è andato il cielo, s’è spento il sole,
è volato il vento e non ci sono più parole.
E nelle strade non c’è più amore,
ci son solo rabbia collera e dolore.
Amico mio, sono un uomo
è giunto ormai all’ultima spiaggia.
Amico mio, fratello mio,
siamo lacrime perdute nella pioggia.
Ma non c’è più tempo per dire:
guardo in faccia una canna di fucile
perché non ho voluto prendere parte
con chi ha seminato odio, ingiustizia e morte.
Amico mio, è stato dolce
ripensare a quel passato.
Amico mio, fratello mio,
chiudiamo qui e quel che stato è stato.
E non m’importa di quel tempo,
che lo so non torna più.
Quel che conta è che
dietro al fucile ci sei tu
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