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LA CONVIVENZA 27 giugno 05

Io non pensavo veramente,
io volevo solamente...
Non pensavo invece è andata così.

L’ho detto un po’ sbadatamente,
forse superficialmente,
ma ti giuro non è proprio così.

Io non pensavo veramente,
non pensavo.
E forse è proprio quello che è stato,
quello che ho sbagliato.

E adesso servono due note,
e quattro righe
perché quando il suono vive
il dolore se ne va.

Ma le parole delle canzoni
cadono a terra senza più suoni,
senza più forza e poi restano lì,
lì perdute.

Tra l’abitudine e la distanza,
scatole vuote senza coerenza.
Quant’è dura la convivenza
quando il campo di battaglia
è la quotidianità.

Io dico certe cose,
tu mi dici che non va,
e nella guerra di parole
tutto quanto scivola.

Sospetto e incompresione,
è il solito tran-tran.
Ed ogni cuore è solo
come un isola.

Morditi la lingua,
che io mordo la realtà.

E allora ecco le mie note
e le mie righe
perché per farmi capire
c’è la musica.

Ma le parole delle canzoni
cadono a terra senza più suoni,
senza più forza e poi restano lì,
lì perdute.

Tra l’abitudine e la distanza,
scatole vuote senza coerenza.
La vera sfida alla convivenza
è non farsi nella quotidianità.

Ma le parole delle canzoni,
cadono a terra senza più suoni.
Poi m’accorgo che serve pazienza,
per stare a galla nella convivenza.

Ma le parole sognate e perdute,
portano i segni di vite vissute.
Ci vuole tempo, ci vuole costanza,
per ricolmare questa distanza.

 

 
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