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LA CANZONE DEL FILO 1 giugno 1995
Forse sarà soltanto la televisione,
o forse un qualche tipo di depressione.
Sarà soltanto un amore non capito,
oppure un dolore che ti ha ferito.
Ti svuoti di dentro, ti svuoti di fuori.
Rinunci ai profumi e rinunci ai sapori.
Ma non è questa la cosa importante:
respiri la morte, la morte pesante.
E ti ho vista sparire nel tuo vestito più stretto,
stesa in quelle lenzuola non sembravi nel letto.
Le tue mani su di me sembran di cera,
che col fuoco piano piano si consuma.
Sfogliavi le pagine di mille giornali
con modelle e modelli dai vestiti speciali.
“Chissà quanti chili dovrò perdere adesso?”
E io ti dicevo che ci entravi lo stesso.
L’amico più grande rimaneva quel bagno.
Lui sì che capiva questo grande bisogno.
Lui che fortunato poteva mangiare,
mangiava di tutto e non poteva ingrassare.
E ti ho stretta per mano come sabbia del mare,
e più stringevo con forza più riuscivi a scappare.
Tra le pieghe del cuscino rimaneva
quell’amore che una volta in noi viveva.
Il dolore più grande è vederti affondare
con qualcosa che hai dentro e che non riesci a spiegare.
Perché il peso che hai dentro conta molto di più.
Le paure che provi le sai solo tu.
Ma mi sa, cucciolina, che non ho mai capito
il messaggio che tu così mi hai spedito.
Anoressia è una parola brutta.
Diciamola piano ma diciamola tutta.
E ti ho vista volare nel cielo più blu,
senza peso e volume, senza chili lassù.
Dolcemente cucciolina sei arrivata
come goccia sulla mia guancia bagnata.
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