|
IL VIAGGIO 4 gennaio 1996
Correre di notte può far bene, sai,
se hai qualcosa da mandare via.
Qualcosa che respira dentro in fondo la petto,
e più lo scacci più ritorna lì.
E lo trovi nelle ore del giorno
ed in qualunque cosa fai.
E parlarne non ti serve a niente,
sai che non ne uscirai.
Correre di notte fa pensare, sai,
a una corsa che si ferma lì,
a una corsa che forse ti potrebbe aiutare
ad andartene via da qui.
E i tuoi occhi che si chiudono
e si aprono più su,
al di là del cielo,
senza mai guardare giù.
“Questa notte la città sarà soltanto mia,
e la gente voglio sentirla respirare.
E vedere gli occhi degli amici che ho lasciato.
Me ne sono andato senza salutare.”
Correre di notte può far male, sai,
se proprio non ti fermi mai,
se prendi una strada che ti porta in un buio
da dove non tornerai.
E le macchine son ferme,
l’ambulanza e la polizia.
Quanta gente in strada,
e tua madre la portan via.
“Questa notte ho sognato una canzone,
e sulle note ho volato molto più su.
E ho contato tutte le tue lacrime…
Le mie, lo sai, sono molte di più.”
Ho corso stanotte e son giunto qui,
a una strada di periferia.
La macchina mi guarda e mi dice: “dai,
hai frenato: è giusto e tu lo sai.”
Apro piano la portiera, guardo il sole in fronte a me,
faccio un passo e finalmente cammino.
|