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CANZONE PER IRMA 28 agosto 1993
Verrà il giorno in cui vedremo
nel cielo l’arcobaleno
e il sole brillerà
Sarà un giorno di colori,
canzoni, balli e suoni
e di felicità.
Tornerà la gente nelle strade,
senza paura di morire
e con la voglia di cantar.
Tornerà, tra le case diroccate,
ciò che le bombe e le granate
han voluto cancellar.
Quanta gente ho visto che se n’è già andata…
Una pallottola nel cuore l’ha colpita,
una macchina spietata l’ha ferita.
Certi giorni mi chiedo se è anche questa la vita…
La vita…
Sarajevo una volta era un posto di luce,
in questa valle ridente c’era la pace.
Qui una volta la gente viveva felice,
oggi invece ogni metro incontri una croce.
Due croci. Dieci croci.
Centinaia di croci.
Ci svegliammo una mattina, e non c’era niente attorno,
e dalle porte della notte diventava giorno,
col ricordo flebile di ciò ch’è stato
tra le pieghe stanche di un vicino passato.
Che cos’era l’uomo, che cos’è la vita?
Dalle porte della notte non c’è via d’uscita.
Ma era tutto inutile, non c’eravamo accorti.
Era tutto inutile: eravamo morti.
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